Architettura e sostenibilità.   
Sono definite sostenibili le scelte, riguardanti i modelli di sviluppo, che consentono di soddisfare i bisogni attuali senza compromettere la soddisfazione dei bisogni futuri. Pertanto un’architettura sostenibile è quella che tende a minimizzare, nell’arco del suo intero ciclo di vita, il consumo di risorse non rinnovabili (materiali da costruzione e fonti energetiche) e l’impatto sull’ecosistema, locale e globale. Gli edifici costruiti con le regole della bioarchitettura sono abitazioni che stabiliscono un rapporto equilibrato con l’ambiente in cui si inseriscono e con coloro che ospitano. I principi che oggi ci sembrano  “nuovi” solo perché sono “innovativi”, hanno in realtà origini remote. Partendo ai secoli passati si riportano alcuni esempi di architettura così detta "Vernacolare".

Pertanto.

Un edificio bioclimatico ideale dovrebbe essere energeticamente razionale, disperdendo poco calore nei mesi invernali, tenendo lontano le radiazioni solari in quelli estivi, produrre e immagazzinare l’energia per poterla riutilizzare, in questo senso ci vengono incontro le “fonti energetiche rinnovabili”. 
L'energia rinnovabile può essere ottenuta dall'acqua, dal vento, dal sole, dalla terra e dalle piante, attraverso varie tipologie di dispositivi ci permettono appunto di produrre e immagazzinare l'energia necessaria per il funzionamento dei vari impianti energetici dell'edificio.  
Si può accumulare energia rinnovabile sotto forma di calore sensibile, latente e termochimico. La scelta, tra queste, dipende principalmente dal periodo di stoccaggio richiesto (ad es.: diurno, settimanale, stagionale), dalla fattibilità economica, dalle condizioni operative. Una delle discriminanti primarie da cui dipende la scelta di un sistema di accumulo è il periodo di stoccaggio richiesto. A questo fine si possono distinguere due principali definizioni; accumulo termico a breve termine che comprende tutti i sistemi con ciclo giornaliero e quelli con capacità di stoccaggio variabile da poche ore ad un massimo di una settimana e accumulo termico a lungo termine o stagionale che raggruppa i sistemi con capacità di stoccaggio maggiore di tre o quattro mesi. I materiali usati per lo stoccaggio devono essere poco costosi, disponibili in grandi quantità ed eco-compatibili.  

Nuovi materiali per le costruzioni.

I PCM (Phase Change Material).
Sono sostanze di organica o inorganica, che vengono utilizzate per accumulare e rilasciare energia termica durante il passaggio di fase tra lo stato solido a quello liquido e viceversa, sfruttando quindi la capacità termica sensibile, ma anche quella latente di fusione. Sfruttando l’energia termica latente scambiata a temperatura costante durante i passaggi di fase, accumulano grandi quantità di energia mantenendo costante la propria temperatura. Normalmente i materiali a cambiamento di fase si presentano allo stato solido. Quando le temperature si innalzano rompono i propri legami passano a quello liquido, accumulando una grande quantità di energia termica che sarà poi rilasciata negli ambienti durante le ore più fredde della giornata, quando si ripresenteranno le condizioni per il ritorno alla fase solida.
Alcuni esempi sono:
I sali idrati sono gli unici composti inorganici utilizzati con discreto successo come materiali a cambiamento di fase; si tratta di solidi cristallini in cui i passaggi di stato sono in realtà la disidratazione e l’idratazione del sale.